Venerdì
19 Dicembre 2008
Prato
Niente bonus per la famiglia Leoni
Dieci figli e 22. 600 euro di reddito: non rientrano nei parametri
PRATO. Il babbo lavora co­me operatore in una coope­rativa, la mamma è casalin­ga. E poi dieci figli di cui una sposata e gli altri tutti a carico tranne Sara, la secon­dogenita, che per quattro mesi, nel 2007, ha avuto un contratto per la coop dov'è assunto il babbo. Ottenere il bonus doveva essere un gio­co da ragazzi. E invece no, la famiglia pratese Leoni, quel bonus non l'ha avuto. Con i suoi 22. 600 euro l'anno di reddito ha superato il massimo previsto dalla leg­ge per una manciata di eu­ro. A spiegarglielo, con un po' di imbarazzo vista la si­tuazione, sono stati i dipen­denti del sindacato Uil dove, come sempre, hanno fatto tutti i conti per capire se la famiglia poteva rientrare tra i beneficiari dei contribu­ti previsti dal decreto salva-crisi.
E il padre di casa Luca Leoni quasi non riesce ad ar­rabbiarsi. «Ma se non lo prendiamo noi quel bonus si può sapere chi riesce ad averlo?», commenta.
«La sensazione - dice Leo­ni - è che si fanno delle leggi tanto per dare fumo negli oc­chi. Non solo non sono rien­trato io con la mia famiglia nel bonus ma anche i miei
Foto di famiglia per i Leoni
genitori che hanno entram­bi la pensione minima non hanno avuto la socialcard. Non avere quei soldi per me significa che dovremo rinun­ciare alle vacanze e ai regali di Natale».
Ed è sempre Leoni a ricor­dare che invece l'anno passa­to le cose erano andate in modo diverso.
«L'anno scorso - spiega -
ho avuto 1. 800 euro, 150 eu­ro a persona, più 1. 350 euro con la denuncia dei redditi di maggio, soldi che sembra non avremo. Non solo quin­di quest'anno non potremo permetterci piccole cose del passato ma poi ci vengono a raccontare che vogliono ri­sollevare l'economia. Ma co­me?»
Bocciato il governo Berlu-
sconi, bene il governo Prodi, almeno per i Leoni. Ma voto buono anche la giunta Roma­gnoli. «Gli unici contributi che siamo riusciti a ottenere - conclude il babbo Luca - so­no quelli del Comune. E me­nomale perché senza nessun tipo di aiuto difficilmente riusciremmo a vivere. O for­se sopravvivere».
I. R.
 

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